Written on 0.21 by Daniele Bergamini
Il mondo di Second Life compie un’improvvisa ma per nulla inaspettata virata, prendendo una direzione diversa rispetto a quella della vita reale: da oggi infatti le attività di tipo bancario sono bandite dal famoso mondo virtuale. La decisione della Linden Labs viene a seguito di una serie di scandali che hanno martoriato gli utenti di quello che dovrebbe essere un paradiso dello svago, ma che stava correndo il rischio di trasformarsi in una copia anarchica e senza legge dell’esistenza di tutti i giorni.
Il tipo di decisione non è nuovo, infatti meno di un anno fa la stessa cosa era toccata ai casinò. Se devo esprimere un’opinione personale, devo dire che per essere una “Seconda Vita” si tratta davvero di un riflesso slavato, se viene bandita per decreto ogni libertà di rischiare!
Le banche erano comunque grosse fonti di controversia, e viste con sospetto dal governo degli Stati Uniti (e di altri paesi). Non avrebbe potuto essere diversamente, visto che ogni giorno erano in grado di smuovere circa 1,3 milioni di Dollari (veri).
Il decreto della Linden colpirà chiunque presti soldi dietro interessi o prometta di far fruttare interessi su versamenti e investimenti, quindi l’unico tipo di scambio finanziario accettato sarà lo scambio di azioni semplice (ebbene sì, Second Life ha delle Borse). Piuttosto problematico il metodo scelto per l’attuazione di questa nuova norma: nessuno sa cosa succederà ai fondi depositati. Se non verranno sequestrati o comunque bloccati dalla software house, è possibile che i bancari fuggano con un enorme gruzzolo lasciando i clienti in braghe di tela (e sì, sto continuando a parlare di soldi reali ;) ).
Gli abitanti del mondo virtuale hanno preso la cosa con molta calma. C’è stata solo una manifestazione di protesta (di cui vedete una foto in cima all’articolo), ma si sospetta che si trattasse di una cosa preparata dalla stessa “banca” davanti alla quale si è svolta… E comunque, come ogni genere di protesta in Second Life, la cosa è presto degenerata in una serie di goliardate.
Fonte: www.trackback.it
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second life
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Written on 23.56 by Daniele Bergamini
L’idea di poter convertire l’anidride carbonica prodotta dalla combustione in nuove fonti di energia – pulita ed estremamente “a basso costo”, almeno per quanto riguarda la reperibilità delle materie prime — c’è sempre stata. Tuttavia gli altissimi costi di riciclaggio e l’immensa difficoltà che il processo comporta erano sempre superiori all’urgenza. Ora che il prezzo del petrolio è diventato praticamente insostenibile e le associazioni per la difesa dell’ambiente cominciano a dimostrare con i fatti quanto teorizzato da decenni, si “tirano fuori dal cilindro” procedimenti e tecniche, che potrebbero salvare il pianeta.
Ad esempio nel New Mexico, nei laboratori nazionali Sandia, è nato il progetto S2P, Sunlight to Petrol, che mira a ricomporre i prodotti della combustione con l’ausilio dell’energia solare. L’anidride carbonica viene scomposta, mediante la rottura dei legami ossigeno-idrogeno in monossido di carbonio e ossigeno puro; il monossido di carbonio può essere quindi reimpiegato per produrre carburanti potenti come metanolo, gasolio e altri derivati.
Non male, se si pensa che il progetto originale prevedeva di utilizzare l’acqua al posto dell’anidride carbonica per produrre idrogeno da usare come combustibile. Purtroppo sul sito ufficiale dei laboratori Sandia, da dove è tratta questa notizia, non sono disponibili ulteriori informazioni tecniche a riguardo, a parte poche righe di intervista a Rich Diver, ricercatore all’interno del progetto, che spiega come i combustibili tradizionali che conosciamo, verrebbero doppiamente usati, dato che i prodotti di scarto della maggior parte delle reazioni, che fanno muovere il nostro mondo, sono proprio anidride carbonica ed acqua.
Anche se il prototipo dovrebbe essere pronto per la fine del prossimo anno, ci vorranno ancora come minimo una ventina d’anni, prima che i primi reattori di questo tipo entrino in commercio. Mentre si attende la costruzione del prototipo funzionante, si è già calcolato che i ripetuti cicli chimici di trasformazione saranno implementabili su scale accettabili per la produzione commerciale. Per ulteriori notizie e informazioni rimando sia alla news del progetto, sia all’approfondimento dell’argomento pubblicato su Wired.
Fonte: programmazione.it
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energie alternative
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Written on 0.15 by Daniele Bergamini
Quanto sia oneroso e problematico il trattamento dei rifiuti, lo dimostra la “tragedia” della Campania alla quale media e istituzioni stanno prestando la loro allarmata attenzione in questi giorni. Ma i rifiuti solidi urbani, com’è noto, possono rappresentare anche una risorsa. In questa direzione va Thor, un sistema sviluppato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche insieme alla Società ASSING SpA di Roma, che permette di recuperare e raffinare tutti i rifiuti e trasformarli in materiali da riutilizzare e in combustibile dall’elevato potere calorico, senza passare per i cassonetti separati della raccolta differenziata.
Un passo oltre la raccolta differenziata e il semplice incenerimento, con cui i rifiuti diventano una risorsa e che comporta un costo decisamente inferiore a quello di un inceneritore. Thor (Total house waste recycling - riciclaggio completo dei rifiuti domestici) è una tecnologia ideata e sviluppata interamente in Italia dalla ricerca congiunta pubblica e privata, che si basa su un processo di raffinazione meccanica (meccano-raffinazione) dei materiali di scarto, i quali vengono trattati in modo da separare tutte le componenti utili dalle sostanze dannose o inservibili.
Come un ‘mulino’ di nuova generazione, l’impianto Thor riduce i rifiuti a dimensioni microscopiche, inferiori a dieci millesimi di millimetro. Il risultato dell’intero processo è una materia omogenea, purificata dalle parti dannose e dal contenuto calorifico, utilizzabile come combustibile e paragonabile ad un carbone di buona qualità.
“Un combustibile utilizzabile con qualunque tipo di sistema termico”, aggiunge Paolo Plescia, ricercatore dell’Ismn-Cnr e inventore di Thor, “compresi i motori funzionanti a biodiesel, le caldaie a vapore, i sistemi di riscaldamento centralizzati e gli impianti di termovalorizzazione delle biomasse. Infatti, le caratteristiche chimiche del prodotto che viene generato dalla raffinazione meccanica dei rifiuti solidi urbani, una volta eliminate le componenti inquinanti sono del tutto analoghe a quelle delle biomasse, ma rispetto a queste sono povere in zolfo ed esenti da idrocarburi policiclici”. E’ possibile utilizzare il prodotto sia come combustibile solido o pellettizzato oppure produrre bio-olio per motori diesel attraverso la ‘pirolisi’. L’impianto è completamente autonomo: consuma infatti parte dell’energia che produce e il resto lo cede all’esterno.
Il primo impianto THOR, attualmente in funzione in Sicilia, riesce a trattare fino a otto tonnellate l’ora e non ha bisogno di un’area di stoccaggio in attesa del trattamento; è completamente meccanico, non termico e quindi non è necessario tenerlo sempre in funzione, anzi può essere acceso solo quando serve, limitando o eliminando così lo stoccaggio dei rifiuti e i conseguenti odori. Inoltre, è stato progettato anche come impianto mobile, utile per contrastare le emergenze e in tutte le situazioni dove è necessario trattare i rifiuti velocemente, senza scorie e senza impegnare spazi di grandi dimensioni, con un costo contenuto: un impianto da 4 tonnellate/ora occupa un massimo di 300 metri quadrati e ha un costo medio di 2 milioni di euro.
L’impianto può essere montato su un camion o su navi. In quest’ultimo caso, la produttività di un impianto imbarcato può salire oltre le dieci tonnellate l’ora e il combustibile, ottenuto dal trattamento, reso liquido da un ‘pirolizzatore’, può essere utilizzato direttamente dal natante o rivenduto all’esterno.
“Un impianto di meccano-raffinazione di taglia medio-piccola da 20 mila tonnellate di rifiuti l’anno presenta costi di circa 40 euro per tonnellata di materiale”, spiega Paolo Plescia. “Per una identica quantità, una discarica ne richiederebbe almeno 100 e un inceneritore 250 euro. A questi costi vanno aggiunti quelli di gestione, e in particolare le spese legate allo smaltimento delle scorie e ceneri per gli inceneritori, o della gestione degli odori e dei gas delle discariche, entrambi inesistenti nel Thor. Quanto al calore, i rifiuti che contengono cascami di carta producono 2.500 chilocalorie per chilo, mentre dopo la raffinazione meccanica superano le 5.300 chilocalorie”.
Un esempio concreto delle sue possibilità? “Un’area urbana di 5000 abitanti produce circa 50 tonnellate al giorno di rifiuti solidi”, informa il ricercatore. “Con queste Thor permette di ricavare una media giornaliera di 30 tonnellate di combustibile, 3 tonnellate di vetro, 2 tonnellate tra metalli ferrosi e non ferrosi e 1 tonnellata di inerti, nei quali è compresa anche la frazione ricca di cloro dei rifiuti, che viene separata per non inquinare il combustibile”. Il resto dei rifiuti è acqua, che viene espulsa sotto forma di vapore durante il processo di micronizzazione. Il prodotto che esce da Thor è sterilizzato perché le pressioni che si generano nel mulino, dalle 8000 alle 15000 atmosfere, determinano la completa distruzione delle flore batteriche, e, inoltre, non produce odori da fermentazione: resta inerte dal punto di vista biologico, ma combustibile”.
Un’altra applicazione interessante di Thor, utile per le isole o le comunità dove scarseggia l’acqua potabile, consiste nell’utilizzazione dell’energia termica prodotta per alimentare un dissalatore, producendo acqua potabile e nello stesso tempo eliminando i rifiuti soldi urbani.
Da: http://www.cnr.it/
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