Considerazioni sul Cloud Computing
Written on domenica, gennaio 29, 2012 by Daniele Bergamini
La recente chiusura del noto sito Megaupload (il 19 Gennaio 2012) da parte dell’FBI in una operazione congiunta che partiva dagli Stati Uniti per arrivare fino alla Nuova Zelanda, ha portato un deciso terremoto sulla rete, con esiti che di sicuro saranno percettibili nel futuro.
Non mi dilungo sulle motivazioni che hanno portato alla chiusura di Megaupload e siti gemelli quali Megavideo e Megaporn, che potete trovare qui, certamente più che fondate. In particolare l’accusa di ospitare contenuti digitali coperti da copyright è solo una delle tante e nemmeno la più importante: i proprietari delle piattaforme infatti utilizzavano le stesse anche per produrre riciclaggio di denaro ed avrebbero lucrato sulla pirateria per un giro d’affari di centinaia di milioni di dollari.
Vorrei invece soffermarmi sugli effetti che questa massiccia operazione di polizia a livello internazionale ha portato, sta portando e porterà a tutto il sistema di condivisione dei file che eravamo ormai abituati ad usare in modo più o meno lecito.
Dopo la chiusura di Megaupload a distanza di poche ore si è assistito ad un effetto a catena su altri siti di filesharing, quali Filesonic, Fileserve e VideoBB, i quali hanno disattivato le funzionalità di condivisione file e permettendo lo scaricamento dei file solo all’utente che li aveva caricati (diventando di fatto servizi simili a Dropbox) o sospendendo il servizio stesso o rimuovendo velocemente tutti i file illegali.
Tuttavia molti utenti utilizzavano quei servizi in modo legittimo e diversi PAGAVANO per usufruire di funzionalità aggiuntive basate su quei servizi (ad esempio lo scaricamento a velocità maggiori e in modalità multiple). Che fine faranno ora i soldi spesi? Dubito torneranno nelle tasche degli utenti.
Una ulteriore sfumatura dell'effetto Megaupload sugli altri siti di filesharing l'ha riassunta con maestria innata Kevin Mitnick, attraverso un suo tweet:
The Megaupload case just proved YOUR data is NOT SAFE in the cloud. The Govt can just seize your data :-( when going after another company.
ovvero "“Il caso Megaupload ha appena dimostrato che i VOSTRI dati NON SONO AL SICURO nel cloud. Il Governo può semplicemente sequestrare i vostri dati :-( mentre interviene su un'altra azienda”.
Anche se l'utente è onesto nell’utilizzo di un determinato servizio, non è detto che lo stesso non paghi per colpe di altri. E la paghi anche cara nel caso in cui i dati depositati nel Cloud siano la sua unica copia.
Molti adesso pubblicizzano con toni entusiastici i servizi di Cloud Computing, facendo sembrare la nuvola indistruttibile ed intoccabile, ma non è così. I governi la fanno ancora da padroni sui provider di connettività internet e i fornitori di servizi, col risultato che nessun dato nel Cloud può rimanere di nostra esclusiva proprietà, con ripercussioni sia sulla privacy che sulla disponibilità del dato stesso.
Questo pericolo è anche e soprattutto il frutto di politiche scellerate di gestione del copyright. Proposte di legge come SOPA e PIPA, attualmente al vaglio del congresso americano, sono quanto di più anacronistico ed ignorante si possa partorire per governare la rete: siccome tu potresti in qualche modo, sia diretto che indiretto, attraverso il tuo sito internet, danneggiare i profitti derivati dalla vendita del mio materiale intellettuale (ad esempio pubblicando sul tuo blog un link ad Emule o a Rapidshare che mi permetta di scaricarlo in modo illegale), oppure ne ho il solo sospetto, allora io ho diritto a denunciarti e farti chiudere il sito intero, senza nessuna verifica preliminare, per direttissima, anche se quella magari era l’unica notizia “sporca” e tu fisicamente non hai mai eseguito il reversing dell’eseguibile e il caricamento del file in rete (se stiamo ad esempio parlando di un software).
Una caccia alle streghe che limiterebbe in modo pesante e mortale la libertà di pensiero e di espressione degli utenti e della rete Internet stessa.
Ed in pochi protestano o si rendono conto di quanto sta succedendo, forse presi da problemi diversi e considerati più gravi. O forse perchè tecnicamente ignoranti e spinti dalla buona fede come chi tenta di governarci.
Questi sono argomenti che dovrebbero essere insegnati ed approfonditi a scuola, affiancandoli ai tradizionali corsi di studi: ricordo che il mio Piano Nazionale di Informatica al Liceo proponeva lo studio del Pascal. Adesso proporranno il Java probabilmente. Ma non sarebbe il caso di trattare le reti di calcolatori ed approfondire i temi di questo post?
Mi auguro che nell’immediato futuro tutti possano avere il diritto di esercitare una opinione libera, ma soprattutto informata sulle tecnologie informative e ne utilizzino gli strumenti con la dovuta consapevolezza e non con l’attuale superficialità.